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I dintorni

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veduta di Tregiovo

Da Revò, in 8 km si giunge a Tregiovo (1065 m.). Il paese sorge sulla riva sinistra del torrente Pescara, in alpestre posizione, fra selve e prati. Tutt'intorno si possono effettuare molte comode passeggiate. La chiesa di San Maurizio, sul colle vicino all'abitato, fu consacrata nel 1512. Nel 1787 fu riedificata nel paese. La pala è di Mattia Lampi (1779). Il campanile del primitivo tempio si rizza ancora in vetta al dosso da cui si gode un bel panorama.
Sempre da Revò, seguendo una comoda mulattiera, si risalgono le pendici boscose del molte Ozol (1556 m. 3 ore di cammino).
Sulla vicina cima del Caslir (1515 m.), nel 1902, venne scoperto uno fra i più importanti castellieri dell'età del Ferro (cultura Luco).

Chiesa di San Biagio

A circa 2 km. dal paese, seguendo la strada provinciale per Sanzeno, in circa mezz' ora si giunge alla solitaria chiesetta di San Biagio. Essa si trova in vetta ad un ardito scoglio, al di là del burrone del torrente Novella. Il luogo è abitato da tempi antichissimi. Le più antiche notizie non vanno al di là del 1230, anno in cui era annesso un convento, forse dei Templari.
Nel secolo successivo il dosso è detto di San Lazzaro, segno evidente della nascita, attorno all' antica chiesa, di un recinto per i lebbrosi. La chiesetta è ad una navata e al centro si nota un profondo pozzo, sul fianco destro si apre una porticina che immette in una minuscola e graziosa cappella, quasi una cripta, a tre navate che richiame fortemente la chiesetta paleocristiana di San Tomaso a Romeno o la cappella delle reliquie a San Romedio.
Spettacolare la zone circostante, segnata dal profondo burrone del torrente Novella, burrone largo pochi metri e profondo più di cento.

Nella zona di Pòrtol, a circa un quarto d'ora dal paese di tregiovo, alla quota di 1300 metri s.l.m., ci sono i resti delle miniere di galena abbandonate. A questo proposito è da sapere che tutto il bacino superiore del Pescara è interessato allo sfruttamento delle miniere di argento e piombo, ancora oggi visibile in certi punti. Si tratta del minerale di galena granulosa contenente circa il 2% di argento. Nelle ere geologiche questo elemento si situa in tutta la vasta area di Rumo, Proves, Lauregno e Tregiovo di cui in seguito, con lavorio di millenni, l'erosione delle acque asporta la parte centrale, abbandonando allo scoperto le zone marginali delle falde occidentali dell'Ozolo sulle quali sorge l'abitato di Tregiovo, i Rauzi di Lauregno, il monte Pezze di Proves e la Prada di Rumo dove è dato vedere ancora i cunicoli e i pozzi scavati dai fossori (Knappen) durante il basso Medio Evo. La lavorazione mineraria dapprima è soggetta ai dinasti di castel Cagnò (le cui rovine sono a metà ponte del Castelaz) e ciò sarebbe una delle principali ragioni della ricchezza e della potenza del medesimo castello durante i secoli XI, XII, XIII.
Poi, in seguito alle mutate condizioni sociali, cioè l'abolizione del corvèe, ossia del lavoro più faticoso, delle più esose servitù feudali e della servitù della gleba, la giurisdizione mineraria venne trasferita al principe Vescovo di Trento che avrebbe dato le miniere agli stessi minatori a proprio rischio, pericolo e conto in lavorazione, dopo averne pagato la concessione. Attualmente ci sono decine di cunicoli di cui molti, per chi ne fosse curioso e con una certa cautela, possono essere visitati nel bacino sopra indicato (Croniere); a Tregiovo sono visibili e palpabili gli stipiti e l'archi.trave con la stella a 6 punte (Judenstem) indice che i finanziatori dei lavori sono ebrei. Pure a Lauregno possono indicare parecchi cunicoli del genere, gli Stolwiese, cioè i prati delle miniere. A Proves c'è il maso Stolhof, cioè maso Stol. A Livo c'era un ospedale di proprietà dei minatori. A Cagnò un rione intero è denominato: Cianòpi (Knappen=scavatori) . Oggi queste miniere sono tutte abbandonate. Furono riaperte agli inizi del primo dopoguerra (1918), ma con esito negativo. ultimamente, da incaricati del Consiglio Nazionale delle Ricerche e da missioni di Università, si sono individuatI giacimenti di minerali radioattivi, ma i dati relativi sono mantenuti in stretto riserbo.